lunedì 13 giugno 2011

Le modelle "ciccione" di Vogue e il significato della magrezza


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Tanto si parla di modelli anoressici di bellezza femminile, del mito della magrezza e di pericolo per la salute che Vogue, da Bibbia della moda quale è, si è fatto venire la bella idea di dedicare la cover story del numero di giugno ad un servizio fotografico molto sexy, che ha come protagoniste splendide modelle piuttosto grassocce. "Belle vere" è il titolo.
Le ragazze sono davvero belle e l'idea, per spezzare il dettame imperante della magrezza, è senz'altro efficace. Tuttavia c'è da chiedersi: è sufficiente "sparare" ogni tanto la storia delle modelle extra large (che il nome fa già venire i brividi), come i media ogni tanto fanno, per smitizzare un modello esistente? E soprattutto: se un'ideale di bellezza prende piede in una determinata epoca piuttosto che un altro, cosa c'è dietro?
Proviamoci. Mentre le forme rotonde esaltano l'aspetto dellamaternità, il modello della magrezza esalta la fragilità di un corpo femminile, ne mortifica la capacità di generare e, negli esempi più estremi, la vitalità.
Il modello della magrezza racchiude forse alcuni nuovi aspetti del ruolo della donna nelle società occidentali, ruolo che si va sempre più basando sulla dinamicità e sulla multifunzionalità, e che va dunque in direzione contraria rispetto a quello della donna matrona la cui unica funzione è quella di fare figli. Nei casi più estremi, però - penso ai servizi fotografici in cui le modelle oltre ad una magrezza esasperata hanno sguardi spenti e un atteggiamento immobile - c'è forse anche la concretizzazione di quei mostri e di quelle paure che un simile cambiamento sociale - come tutti i cambiamenti di grossa portata - porta con sé.
Ad esempio, la paura maschile di queste donne che ora sono competitive, che li mettono indirettamente alla prova, e alle quali viene dunque consegnato un nuovo modello che le rende nuovamenteinnocue: il modello di un corpo debole, efebico come quello di un'eterna bambina che ancora non ha trovato in sé la propria forza femminile e vitale.
Ogni modello che si afferma, insomma, immagino sia attaccato alla società che lo ha generato da motivazioni profonde. Vogue, e il mondo dellamoda, possono metterci la loro parola per smuovere un immaginario che si è irrigidito, per definizione, sull'unico modello imperante. Ma da soli non bastano.
Credo che la cosa più importante sia far sì che un modello di bellezza non resti l'unico: che "il modello" imperante, quando inizia a diventare pericoloso e dannoso, sia cioè sostituito o affiancato da tanti modelli diversi.
Un buon esempio è quello lanciato dall'associazione internazionale ditennis femminile (WTA), con la campagna che propone un'interpretazione del concetto di bellezza femminile basato sulla dinamicità e legato all'attività sportiva.

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